Casalnuovo, porte chiuse al “Domenico Iorio”: la denuncia di un dirigente sportivo apre interrogativi sulla gestione dell’impianto

16.03.2026 09:35 di  Redazione TuttoCampania   vedi letture
Casalnuovo, porte chiuse al “Domenico Iorio”: la denuncia di un dirigente sportivo apre interrogativi sulla gestione dell’impianto

A Casalnuovo torna al centro del dibattito la gestione dello stadio comunale “Domenico Iorio”. Dopo la gara disputata sabato tra ATS Casalnuovo e Don Guanella, un dirigente sportivo del club ha affidato a un duro sfogo pubblico una serie di riflessioni e contestazioni relative alla chiusura dell’impianto al pubblico.

Il tono dell’intervento è quello di chi vive la vicenda con forte amarezza, soprattutto per quello che viene percepito come un danno non solo sportivo, ma anche sociale e d’immagine per una realtà che rappresenta il calcio cittadino. Al centro delle parole del dirigente ci sono i sacrifici sostenuti dalla società, il ruolo del presidente e soprattutto il disappunto per una situazione che, a suo dire, penalizzerebbe la squadra e il contesto che le ruota attorno.

Nella denuncia viene sottolineato come la società, indicata come la prima squadra del paese, stia portando avanti il proprio percorso con impegno e spirito di appartenenza, nonostante le difficoltà. Proprio per questo, secondo il dirigente, la chiusura dello stadio in occasione della gara di sabato rappresenterebbe un episodio difficile da comprendere e da accettare.

Uno dei passaggi più forti riguarda la presenza, all’esterno dell’impianto, di numerose forze dell’ordine e l’impossibilità per tifosi, famiglie, bambini, genitori e persone vicine alla squadra di assistere alla partita. Nel racconto del dirigente emerge il senso di frustrazione per una giornata vissuta come particolarmente pesante dal punto di vista emotivo, soprattutto per l’impatto avuto su un pubblico considerato vicino alla squadra in maniera sana e partecipata.

Ma il punto che solleva i maggiori interrogativi è il diverso trattamento riservato, a distanza di poco tempo, allo stesso impianto. Nella sua ricostruzione, infatti, il dirigente evidenzia come il giorno successivo, sullo stesso campo e nella stessa struttura, si sarebbe giocato con accesso consentito al pubblico. Un elemento che, se confermato nei dettagli, aprirebbe inevitabilmente a domande sulla coerenza dei criteri adottati e sulle motivazioni che hanno portato alla decisione relativa alla partita dell’ATS Casalnuovo.

Nel suo intervento trovano spazio anche riferimenti diretti all’impegno del presidente del club, descritto come una figura che avrebbe investito risorse personali e dato disponibilità concreta per migliorare le condizioni dell’impianto, intervenendo persino su aspetti strutturali e funzionali degli spogliatoi. Un passaggio che rafforza il senso del messaggio: dietro la protesta non ci sarebbe soltanto la delusione per una singola partita a porte chiuse, ma una più ampia richiesta di rispetto per il lavoro quotidiano di una società che sente di dare molto al territorio.

La vicenda, proprio per la sua delicatezza, merita però attenzione e prudenza. Le parole del dirigente rappresentano una presa di posizione netta, che pone interrogativi chiari e legittimi sul piano sportivo e gestionale, ma che allo stesso tempo richiedono eventuali chiarimenti da parte degli enti e dei soggetti competenti, così da ricostruire in modo completo il quadro della situazione.

Resta, in ogni caso, un tema che va oltre il risultato del campo. Perché quando si parla di stadi chiusi, famiglie lasciate fuori e società che chiedono chiarezza, il calcio dilettantistico torna a confrontarsi con una delle sue questioni più sensibili: il rapporto tra istituzioni, impianti e comunità.

A Casalnuovo, adesso, la sensazione è che non si chiedano favori, ma risposte. E soprattutto criteri chiari, trasparenti e uguali per tutti.