Iacomino senza filtri: “La regola under è un vincolo, così si rischia di danneggiare tutto il sistema”
Il tema della nuova regolamentazione sugli under continua a far discutere e tra le voci più dirette c’è quella di Luigi Iacomino, manager sportivo e profondo conoscitore del calcio, che ai nostri microfoni ha analizzato senza giri di parole la situazione.
Sulla prima domanda, relativa alla nuova regola per la stagione 2025/2026, Iacomino è stato netto:
“Non è assolutamente una nuova opportunità ma un obbligo, un vincolo restrittivo per le società. Un calciatore deve giocare per merito, non per obbligo. È una regola che andrebbe abolita. In altre regioni come l’Emilia-Romagna è stata tolta, in Campania invece si continua su questa strada, ed è un errore”.
Anche sull’introduzione del terzo under il giudizio resta molto critico:
“Non è un adeguamento formale, ma un obbligo peggiorativo. È una regolamentazione che peggiora tutto il movimento calcistico campano”.
Entrando nel merito delle difficoltà che incontrano i giovani nel percorso di crescita, Iacomino allarga il discorso a problematiche strutturali:
“Le difficoltà sono tante: la pressione dei genitori, quella degli addetti ai lavori e soprattutto la mancanza di una formazione adeguata. I ragazzi arrivano a 17-18 anni senza personalità, senza quella forza e quel carisma per affrontare il calcio dei grandi. Quello che dovrebbe essere un campionato formativo diventa invece un limite, un contesto che non li aiuta a crescere”.
Il passaggio è ancora più forte quando analizza le conseguenze del sistema attuale:
“Si creano illusioni e meccanismi poco sani. Ci sono situazioni in cui si fanno sacrifici economici pur di far giocare i propri figli, troppe società non hanno le risorse per sostenere tutto questo. Così il sistema diventa fragile”.
Quando si parla di possibili riforme, Iacomino propone una visione chiara e strutturata:
“Bisogna partire dalla base. I ragazzi devono stare insieme fino ai 10-12 anni, poi creare gruppi selezionati in base alle qualità tecniche e cognitive. Servono campionati élite e soprattutto tecnici qualificati che lavorino davvero sulla crescita dei giovani. La federazione dovrebbe investire mandando professionisti nelle scuole calcio per migliorare la formazione”.
E aggiunge un passaggio fondamentale sul tema dell’accessibilità:
“I fondi pubblici devono essere utilizzati per garantire a tutti il diritto di praticare sport. Non si può impedire a un ragazzo di giocare per motivi economici”.
Infine, uno sguardo al futuro personale, sempre con grande disponibilità:
“Io sono aperto a nuove situazioni, anche in categorie importanti. Il mio obiettivo è mettere le mie competenze a disposizione di un club per far crescere i giovani e portarli in categorie superiori. Sarebbe una grande soddisfazione per tutti”.
Parole forti, dirette e senza filtri quelle di Luigi Iacomino, che aprono una riflessione profonda su presente e futuro del calcio dilettantistico campano.
