Il caso Emilia Romagna: abolito l'obbligo dei giovani per la stagione 2026/2027

01.04.2026 14:33 di  Redazione TuttoCampania   vedi letture
Fonte: Ufficio Stampa e Comunicazione CRER FIGC LND
Il caso Emilia Romagna: abolito l'obbligo dei giovani per la stagione 2026/2027
© foto di CRER FIGC LND

Mentre il calcio dilettantistico italiano continua a interrogarsi sulla reale efficacia delle quote obbligatorie per i giovani calciatori, il Comitato Regionale Emilia Romagna ha deciso di rompere definitivamente gli indugi tracciando una linea netta che farà discutere.

Per la stagione sportiva 2026/2027, infatti, il CRER ha ufficialmente confermato che nei campionati di Eccellenza e Promozione non vi sarà alcun obbligo di impiego per gli under. La decisione, ratificata attraverso il comunicato ufficiale numero 117, rappresenta una scelta di forte rottura rispetto alle indicazioni generali della Lega Nazionale Dilettanti che per la stessa annata avrebbe suggerito l'impiego di un calciatore nato nel 2007 e uno nel 2008.

Questa scelta di avvalersi della deroga concessa dalla LND non è un fulmine a ciel sereno, ma la conferma di una filosofia che l'Emilia Romagna sta portando avanti con convinzione per restituire piena autonomia tecnica agli allenatori e gestionale ai club. Secondo i vertici del calcio emiliano, l'abolizione dell'imposizione anagrafica serve a tutelare la meritocrazia pura, evitando che un giovane venga schierato solo per necessità regolamentare a discapito di atleti più esperti o più pronti che finirebbero altrimenti esclusi per ragioni puramente burocratiche. L'obiettivo dichiarato è quello di far giocare i giovani perché validi e non perché protetti da una norma che spesso, una volta terminato il periodo di obbligatorietà, li vede sparire dai radar del calcio agonistico.

Questo scenario apre una riflessione profonda sui diversi modelli di gestione del calcio regionale italiano.

Se da un lato l'assenza di vincoli elimina l'ansia da sostituzione e la ricerca spasmodica di profili under, dall'altro sposta l'attenzione sulla capacità delle società di produrre talenti nel proprio vivaio in modo spontaneo. Il CRER non intende infatti abbandonare la linea verde, ma preferisce sostituire l'obbligo con sistemi di incentivazione economica e premi di valorizzazione per chi decide volontariamente di puntare sui ragazzi del proprio settore giovanile. Resta ora da capire se questa "rivoluzione liberale" rimarrà un esperimento isolato di poche regioni o se potrà diventare un modello di riferimento anche per la Campania, dove il dibattito tra sostenitori delle quote e fautori della libera scelta rimane più acceso che mai in vista delle prossime riforme federali.

CU 117 CRER - scarica qui