Atletico Speranza, la denuncia del Presidente: “Insulti razzisti, minacce e violenza. Chiediamo rispetto”
Una domenica che avrebbe dovuto essere soltanto sport si è trasformata in un episodio doloroso per tutto il movimento dilettantistico campano. Durante la gara del campionato di Terza Categoria – Girone B Caserta, disputata il 29 novembre tra Agorà Academy e Atletico Speranza, si è assistito — secondo il racconto del club ospite — a una lunga serie di episodi che nulla hanno a che vedere con il calcio.
La società Asd Atletico Speranza, attraverso un comunicato firmato dal proprio Presidente, ha espresso “profondo sconcerto e totale disapprovazione” per quanto accaduto in campo e sugli spalti.
Il cuore della denuncia riguarda presunti insulti a sfondo razzista, rivolti al capitano della squadra ospite e ignorati — secondo quanto riportato — dal direttore di gara. Il capitano avrebbe segnalato al giudice di gara le frasi udite, ricevendo come risposta: “L’offesa devo sentirla io”.
Dalla tribuna, riferisce il Presidente, sarebbero arrivati ulteriori insulti e frasi mirate a minimizzare o derubricare l’accaduto, mentre la tensione cresceva progressivamente in campo. La partita — già condizionata da un clima definito “surriscaldato” — sarebbe poi degenerata nel finale con tafferugli tra giocatori e staff tecnici di entrambe le squadre.
Il momento più grave, secondo la ricostruzione dell’Atletico Speranza, si sarebbe verificato dopo il triplice fischio, quando “tifosi facinorosi” avrebbero fatto irruzione all’interno dell’impianto attraverso un portone lasciato aperto. Il comunicato parla di minacce di morte, intimidazioni e insulti rivolti ai giocatori — molti dei quali migranti impegnati in un progetto sociale integrato — e alla stessa Presidente, invitata più volte, in modo minaccioso, a “stare zitta”.
Solo l’intervento di alcuni dirigenti e calciatori di entrambe le squadre ha evitato conseguenze peggiori.
Il Presidente dell’Atletico Speranza ha voluto ribadire la gravità di quanto accaduto, richiamando l’assenza di forze dell’ordine e sottolineando la necessità di un intervento forte da parte degli organi competenti:
“Se queste sono le piazze della regione Campania, sarò costretta a riflettere sul proseguo della mia squadra nel campionato. Il calcio deve essere passione, non paura. La violenza non si tollera.”
Nel comunicato ufficiale pubblicato sui social, la società allarga il discorso, affrontando il tema più ampio del razzismo nel calcio dilettantistico:
non solo insulti, ma — come spesso accade — la tendenza a minimizzare, giustificare o ignorare episodi di discriminazione. L’Atletico Speranza parla di “normalizzazione”, di “banalizzazione” e di un ambiente che talvolta, anziché proteggere la vittima, finisce per isolarla ulteriormente.
Il club ricorda l’essenza del proprio progetto:
una squadra composta da giovani migranti, rifugiati, studenti e ragazzi in percorsi di integrazione, unita dal desiderio di promuovere inclusione, dignità e rispetto attraverso lo sport.
Un progetto che va oltre il calcio, che vuole essere testimonianza e laboratorio sociale.
E il messaggio finale non lascia spazio a interpretazioni:
“Il nostro messaggio sarà sempre: No to racism. Chiediamo rispetto. E ci auguriamo che episodi del genere non accadano mai più.”
Una denuncia forte, che chiama tutto il movimento a una riflessione seria.
Perché il calcio, soprattutto quello popolare, deve essere casa di tutti.
E ciò che accade fuori dai riflettori ha lo stesso peso — se non maggiore — di ciò che vediamo sui grandi palcoscenici.
