Promozione, Brusciano-Casoria macchiata dalla violenza: ferma condanna dei club
Una giornata di calcio che avrebbe dovuto raccontare solo campo, passione e spettacolo si è invece trasformata in un episodio grave che nulla ha a che vedere con lo sport. La sfida tra Città di Brusciano e SSC Casoria 1979, disputata allo stadio “Ugo Gobbato” di Pomigliano, è stata segnata da momenti di forte tensione e da episodi di violenza che hanno compromesso il regolare svolgimento della gara.
Secondo quanto riportato dalla società viola, nel finale di partita sarebbero stati lanciati petardi e fumogeni dalla tifoseria locale, colpendo alcuni calciatori e membri dello staff. Tra questi, il giovane centrocampista Emilio Cortese, che ha riportato ferite alla testa, all’orecchio e alla schiena, rendendo necessario il trasporto in ospedale e l’applicazione di punti di sutura.
Un episodio grave, che ha scosso l’intero ambiente calcistico campano e che ha trovato una presa di posizione immediata e decisa da parte del Città di Brusciano. Il club ha infatti espresso “la più ferma e totale condanna” per quanto accaduto, sottolineando come tali comportamenti siano da attribuire a una frangia isolata e siano totalmente estranei ai valori della società.
Il Brusciano ha ribadito con forza il proprio impegno nella promozione di una cultura sportiva sana, fondata su rispetto, lealtà e partecipazione civile, prendendo nettamente le distanze da ogni forma di violenza. Una posizione chiara, senza ambiguità, che testimonia la volontà di difendere l’identità e i principi del calcio dilettantistico.
Dura anche la presa di posizione del Casoria, che ha condannato con fermezza quanto accaduto, riservandosi di tutelare i propri tesserati nelle sedi opportune. Il club ha ribadito come episodi del genere non possano trovare spazio nello sport, che deve restare luogo di condivisione, rispetto e passione autentica.
Quanto accaduto rappresenta una ferita per tutto il movimento. Il calcio dilettantistico vive grazie al sacrificio di società, dirigenti, calciatori e tifosi che ogni giorno lavorano per costruire un ambiente sano. Episodi come questi rischiano di vanificare tutto, allontanando famiglie e appassionati.
Ora più che mai serve una risposta forte e collettiva: il calcio deve restare calcio. Tutto il resto non può e non deve avere spazio.
